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Un testo fondamentale sul pensiero massonico

La Massoneria non ha obiettivi pratici. Di più: il massonismo può ispirare anche uomini non formalmente iscritti alle logge. Ma allora, perché l’Ordine liberomuratorio? E perché entrarvi? Ne discute con calore Johann Gottlieb Fichte in queste “lezioni” raccolta dall’amico, Fratello e discepolo Fischer nelle “Eleusine del XIX secolo” e proposte nel 1924 da Santino Caramella in una versione che suonò quasi canto del cigno della Massoneria italiana, prossima all’eclissi cui fu costretta dalla tirannide.

Iniziato quasi quarantenne, al culmine della maturità intellettuale, Fichte non ha dubbi: la Massoneria è l’unica istituzione umana che non si risolva in una qualsiasi “utilità”. Suo scopo è la ricerca del suo stesso scopo: la ricerca pura, in sé e per sé. A questo modo essa non eleba alcuna barriera tra sé e qualsiasi altra istituzione umana, giacchè chiunque può farne parte senza rinunziare al proprio io, sicuro di trarne beneficio per la propria educazione intellettuale e morale.

Sulla scia di Lessing, Fichte insiste sull’universalità della Libera Muratoria. Erano gli anni, del resto, nei quali Ludwing van Beethoven dava respiro al massonismo nelle sue geniali composizioni, con l’intensità emotiva e il nitore formale che Angelo Manuali conferisce alle pagine di Fichte, liberate dagli orpelli stilistici e dalle incrostazioni del finto “dialogo” imposto loro da Fischer nell’edizione originaria.

Fichte condivise la sorte di un altro grande Fratello tedesco, K. C. F. Krause, espluso dalla sua loggia, per aver tentato una riforma dell’Ordine liberomuratorio; ma l’identificazione tra la Massoneria, l’umanesimo universale e la libertà di ricerca – di cui i due furono apostoli, con Goethe, Wieland, Mossdorf… – rimase cardine dell’animo liberomuratorio in ogni Paese.

Aldo Mola

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